2° Paragrafo di 13

Intanto in casa Cacciapuoto c’era la preparazione del pranzo della vigilia, che a Napoli, di qualsiasi ceto sociale si appartenga, deve essere fatto come comanda la tradizione e con tutti i riguardi. Doveva essere una cena “di magro” perché in tutte le ricorrenze sacre, alla vigilia è divieto mangiare la carne. Il celebre cuoco e letterato napoletano Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino, ad inizio ‘800, così scriveva: “Per la Vigilia de lo Santo Natale ce vonne vruoccoli (broccoli) zuffritti (soffritti) co l’alice salate, vermicielli co la mollica de pane e vongolelle o pure zuffritti co l’alice salate, anguille fritte, ragoste vollute (bollite) co la sauza (salsa) de zuco (succo) de limone, e uoglio (olio), cassuola de calamarielli e seccettelle (seppioline), pasticcio di pesce, arrusto de capitone e struffoli”.


A Napoli il giorno della Vigilia era un brulicare di persone, un andirivieni su marciapiedi affollati e gli acquisti bisognava farli veloci perché gli esercenti abbassavano prima le loro saracinesche.
Verso le nove, dopo aver sistemato la tavola sotto il lampadario di cristallo, si stendeva una bianca tovaglia ricamata della nonna, che veniva usata in poche occasioni, e poi ci si apprestava a sistemare bicchieri di cristallo, piatti bianchi in porcellana, posate, tovaglioli ed addobbi natalizi, perchè anche l’occhio vuole godere di quelle stoviglie usate solo una volta l’anno.

A piazza del Carmine mentre Vincenzo sistemava il materiale pirotecnico, da una macchina scese un uomo. Poca gente era ancora per strada, e l’uomo con passo svelto si avvicinò alla baracca di Vincenzo
Vincenzo – buona sera, da tempo che non ci vedevamo, posso servirvi qualcosa?
L’uomo senza perdere tempo estrasse dal cappotto una Beretta e dopo averla puntata verso il giovane lo freddò a brucia pelo, e mentre esplodeva i colpi di rivoltella declamò
Uomo – dovevi assumerti le tue responsabilità, muori carogna
Poi in tutta fretta si rimise in macchina e scappò via.

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